Un’apertura larga tra due stanze è spesso una buona notizia. Permette di mettere in comunicazione cucina e soggiorno, studio e living, sala da pranzo e zona conversazione; quando serve, però, bisogna anche poter richiudere quel passaggio. In quel momento probabilmente ci poniamo tante domande sulla planimetria, domande che poi non hanno risposte sempre ovvie.
Con una doppia porta scorrevole tradizionale, ciascuna anta ha bisogno della propria porzione di parete nella quale rientrare. Sulla carta il principio è semplice: metà del vano scorre verso destra, l’altra metà verso sinistra. Nelle ristrutturazioni, però, raramente i due lati di un’apertura offrono condizioni identiche. Una parete può proseguire per due metri, quella opposta fermarsi quasi subito; da un lato può esserci l’ingresso di un’altra stanza, dall’altro un tratto completamente libero. Pilastri, cavedi, canne fumarie o impianti possono inoltre rendere indisponibile una parte della muratura e vanno verificati come veri vincoli del progetto, non semplicemente aggirati.
Allora conviene smettere di guardare soltanto la larghezza del passaggio e misurare quanto muro abbiamo realmente a disposizione quando le porte sono aperte. Prendiamo un soggiorno collegato alla cucina attraverso un vano importante. Due ante permetterebbero di ottenere, da aperte, una comunicazione ampia tra i due ambienti e, da chiuse, una separazione completa. Se però sul lato cucina resta soltanto un tratto di parete breve, un normale sistema con due controtelai contrapposti potrebbe non trovare lo spazio necessario. Ridurre il vano sarebbe una possibilità, ma significherebbe rinunciare proprio alla qualità che si voleva ottenere con la ristrutturazione: un collegamento generoso tra le stanze. Esiste un’altra geometria. Le due ante possono muoversi nella stessa direzione, una parallela all’altra, e sovrapporsi durante la scomparsa, concentrando l’intero sistema su un solo lato del vano.
È il principio adottato da Raffaello Eurocassonetto, progettato per ospitare due ante scorrevoli parallele all’interno di un unico controtelaio laterale. Un meccanismo di trascinamento sincronizza il movimento: azionando un’anta, anche la seconda viene coinvolta nello scorrimento. Questa configurazione è indispensabile proprio per quei casi in cui non sia possibile predisporre un tradizionale controtelaio a doppia anta sui due lati dell’apertura.
Raffaello non serve quindi a “mettere due porte dove prima ce n’era una”. Risponde a un problema molto più preciso che è quello di conservare un vano ampio quando la parete disponibile per far scomparire le ante si trova soltanto da una parte.
Per una doppia porta scorrevole conta anche lo spazio che resta ai lati

Quando si valuta una doppia porta scorrevole, l’errore più frequente è fermarsi alla misura dell’apertura. Un vano da 160 o 180 centimetri sembra già descrivere buona parte del progetto; in realtà racconta soltanto ciò che accade al centro. Per capire se quella soluzione è davvero realizzabile bisogna spostare lo sguardo ai lati, perché è lì che le ante dovranno trovare posto quando il passaggio sarà completamente aperto. In una doppia porta scorrevole, quindi, la misura del vano è soltanto una parte del progetto: conta altrettanto la lunghezza utile della parete che dovrà accogliere le ante.
In una casa esistente questa verifica può cambiare radicalmente la scelta. Una parete apparentemente lunga può essere interrotta da un altro accesso, da una nicchia, da un pilastro o da un impianto che non conviene spostare. In altri casi il problema non è strutturale ma distributivo: sul tratto disponibile deve trovare posto un mobile alto, una cucina a colonne o una libreria che non può essere ridotta senza compromettere il progetto complessivo.
Per questo conviene leggere la planimetria con una domanda molto concreta: dove finiscono fisicamente le due ante quando la porta è aperta? Con un sistema tradizionale a doppia anta, le porte scorrono in direzioni opposte e ciascun lato del vano deve offrire lo spazio necessario ad accoglierne una. Se questa condizione manca, spesso si pensa che le alternative siano soltanto due: restringere l’apertura oppure tornare a una porta singola. Entrambe possono essere soluzioni corrette, ma non sono le uniche. Il sistema Raffaello introduce una terza possibilità perché concentra il movimento delle due ante in un solo controtelaio laterale. Le porte scorrono per l’appunto parallele, una rispetto all’altra, e rientrano sovrapposte nella stessa zona di scomparsa. Il kit di trascinamento previsto dal sistema serve proprio a sincronizzarne il movimento, così che l’apertura della prima coinvolga anche la seconda. È una configurazione particolarmente interessante quando il progetto vuole mantenere un passaggio ampio senza chiedere alla muratura una simmetria che in realtà non possiede.
Pensiamo a una zona giorno ottenuta unendo due ambienti di un appartamento anni Sessanta o Settanta. Il nuovo vano può trovarsi in una posizione ideale rispetto ai percorsi della casa, ma da un lato essere molto vicino all’ingresso del corridoio. Spostarlo per ottenere due porzioni di parete uguali significherebbe alterare una distribuzione che, per tutto il resto, è già corretta. In una situazione del genere ha più senso studiare una soluzione compatibile con la geometria esistente che forzare la geometria per adattarla alla porta.
Lo stesso ragionamento vale nelle nuove costruzioni. Progettare con un solo lato destinato alla scomparsa può lasciare maggiore libertà all’altra parete, che rimane disponibile per arredi, passaggi o altre aperture. Ma la scelta va compiuta presto: controtelaio, ingombri e posizione del vano devono entrare nella planimetria insieme agli altri elementi, non essere aggiunti quando muri e distribuzione sono già definiti. Raffaello diventa così interessante non perché riduca genericamente lo spazio occupato da una porta, ma perché permette di trattare in modo diverso una delle condizioni più comuni del progetto reale: due lati dello stesso vano che non hanno affatto le stesse possibilità.
Doppia porta scorrevole in ristrutturazione: cosa verificare nella parete

Due metri di muro disegnati accanto a un vano non equivalgono automaticamente a due metri utilizzabili per un controtelaio. Nel progetto di una doppia porta scorrevole, quella porzione di parete deve essere verificata con la stessa attenzione riservata al vano di passaggio.
Prima di scegliere il sistema bisogna sapere che cosa c’è in quella parete, che cosa la attraversa e quale funzione svolge nell’edificio. È un controllo particolarmente importante nelle ristrutturazioni, dove il progetto attuale può raccontare solo una parte della storia della casa.
Un pilastro, per esempio, non è un ostacolo da “far stare” dentro la soluzione della porta. Se la parete coinvolge elementi strutturali, la verifica deve essere affidata al tecnico competente e inquadrata correttamente anche rispetto al Testo Unico dell’Edilizia vigente. Lo stesso principio vale prima di modificare aperture o porzioni di muratura in un edificio esistente: la planimetria da sola non basta a stabilire che cosa possa essere rimosso o trasformato. Canne fumarie, cavedi e impianti pongono problemi diversi, ma richiedono la stessa attitudine e soprattutto possono (e devono) non considerare libera una parete prima di averla verificata. Durante una ristrutturazione può essere utile confrontare lo stato di fatto con le tavole disponibili e, quando necessario, approfondire ciò che non è immediatamente leggibile. Scoprire dopo la demolizione che proprio nella zona scelta per la scomparsa passa una colonna impiantistica può obbligare a ripensare il vano, la porta o una parte della distribuzione.
Una volta accertato che il lato scelto sia effettivamente utilizzabile, entrano in gioco le caratteristiche del controtelaio. Come doppia porta scorrevole Raffaello è previsto sia per pareti in intonaco sia per pareti in cartongesso e ospita proprio due ante parallele nello stesso elemento laterale. Inoltre, questo sistema viene fornito, per le porte in legno, con il kit di trascinamento necessario a ottenere l’apertura coordinata delle ante. È un dettaglio tecnico che, in una doppia porta scorrevole, ha conseguenze molto visibili. Le due porte non vengono manovrate come elementi indipendenti: il meccanismo sotteso, come detto, collega il loro movimento e permette che la seconda anta segua la prima durante apertura e chiusura. Proprio per questo chi utilizza la stanza, apre e chiude la porta con un gesto che resta semplice; tutta la complessità necessaria nel far rientrare due pannelli nello stesso lato viene gestita dal sistema.
Ed è anche il motivo per cui la scelta non dovrebbe essere rimandata alla fase delle finiture. Sapere fin dall’inizio quale porzione di muro dovrà accogliere entrambe le ante permette di coordinare struttura, impianti, rivestimenti e arredi con una geometria già definita, invece di chiedere al cantiere di trovare una soluzione quando le decisioni più importanti sono state già prese.
Doppia porta scorrevole e Raffaello di Eurocassonetto: quando due ante devono trovare posto dalla stessa parte
Concludendo, possiamo aggiungere che Raffaello Eurocassonetto consente di mantenere una doppia porta scorrevole concentrando entrambe le ante nello stesso lato dell’apertura, risolvendo progetti in cui ridurre il vano significherebbe impoverire la distribuzione, o spostare suddetto vano creerebbe nuovi problemi nelle stanze adiacenti.
Raffaello interviene quindi su un vincolo molto preciso della pianta: la necessità di aprire un passaggio importante quando lo spazio utile per la scomparsa delle porte è disponibile da una sola parte. È una soluzione che acquista valore proprio quando viene scelta presto, dopo aver letto con attenzione la geometria reale della casa e prima che il cantiere renda quelle misure molto più difficili da cambiare.